sabato 21 ottobre 2017     |


Geografia e attualità

Inviato da: M T
07/04/2011 15.04

di Claudio Cerreti

Il 17 marzo è stata aperta al pubblico Porta San Pancrazio, a Roma, grazie al fatto che vi è stato installato il Museo della Repubblica Romana. In tempi di celebrazioni, anche la breve e tragica esperienza della Repubblica di Roma (alquanto mazziniana, molto garibaldina, un po’ anticlericale, assai progressista) fa brodo, perfino per la Presidenza del Consiglio – che ha guidato l’operazione – e per il Comune di Roma – che ha inserito il complesso nel circuito dei suoi musei – malgrado la rispettiva distanza da questi connotati della Repubblica.

Va considerata con attenzione e anche con soddisfazione la circostanza che finalmente si riconosca importanza fondativa all’episodio romano: quasi irrilevante sotto il profilo fattuale, ma altamente e giustamente enfatizzato, ricordato, rimpianto da una generazione che poi fu quella che governò l’Italia unificata nel mezzo secolo successivo (basta scorrere i nomi ricordati nel Museo stesso o fare una passeggiata fra i busti del Gianicolo lì accanto, per ritrovare qualche decina di ministri, scrittori e pittori, militari di alto rango, intellettuali vari: la classe dirigente dell’unificazione). Moltissimi visitatori per la prima volta potranno leggere gli scarni e lapidari principi della costituzione promulgata un istante prima della definitiva dissoluzione della Repubblica.

Va considerata con molta attenzione, però, anche la circostanza che il progetto espositivo sembra  chiaramente orientato a una fruizione didattica. Se un museo è fatto di oggetti eccezionali, qui i «reperti» esposti sono ben poca cosa, in fin dei conti (un po’ di proclami, qualche camicia rossa, qualche schioppo, qualche quadro – forse solo in prestito), per quanto siano in grado di risvegliare molte emozioni e suggestioni. Il grosso dell’operazione si affida invece a una serie di proposte più o meno multimediali e più o meno avanzate quanto a tecnologia, tutte destinate a coinvolgere emotivamente e sensorialmente il visitatore. Supponendo che i visitatori saranno soprattutto scolari o studenti medi, pare evidente che l’allestimento sia stato studiato a loro intenzione, e pare probabile che possa avere un buon impatto. La qualità «comunicativa» del percorso sembra apprezzabile.

Del resto, ha collaborato all’ideazione del Museo anche l’Istituto per la Storia del Risorgimento, che è una cosa seria, e questo dovrebbe garantire pure sulla qualità dei contenuti su cui si esercita la comunicazione svolta dal percorso. Almeno quanto ai contenuti storici.

Fra i materiali a scopo didattico, peraltro, anche svariate cose che hanno a che vedere con lo spazio e con la geografia – almeno una certa geografia «di base».

Dal momento che ormai la formazione geografica degli studenti italiani è stata (magari opportunamente) sposata a quella storica, è sicuramente bene che gli studenti stessi siano sollecitati a considerare non solamente gli eventi storici, con le rispettive cause e conseguenze politiche, ideologiche e via dicendo, ma insieme anche almeno, per cominciare, i quadri spaziali (a grande e piccola scala) in cui quegli eventi si sono consumati. E quindi plastici, vedute, piante, carte geografiche. Bene?

Mica tanto... Dipende.

Certo, a scuola non deve avere avuto una grande formazione geografica l’anonimo estensore (non voglio pensare che c’entri l’Istituto per la Storia del Risorgimento) di una grande e molto schematica carta d’Europa al 1848 che dovrebbe servire (altrimenti, perché sta lì?) a contestualizzare gli eventi della Repubblica Romana nel quadro europeo, a sua volta percorso da sommovimenti politici (che non sono minimamente ricordati nella carta). Carta molto schematica, fortunatamente. E sagacemente, così da evitare che gli errori/orrori diventassero legione. Ma non abbastanza schematica da impedire che alcune assurdità davvero incredibili saltino all’occhio. (All’occhio di non so quanti visitatori, a dire il vero, a parte il sottoscritto: non ho notato negli altri avventori nessun sintomo di consapevolezza e conseguente ribrezzo; il che fa temere non poco per le torme di scolari e studenti che verranno ad abbeverarsi a questi contenuti).

Questa è dunque la formazione storico-geografica per cui ci stiamo attrezzando? E siamo solamente alla superficie, alle apparenze, per così dire: passando dalla comunicazione ai contenuti della storia-geografia, che cosa ci aspetta, se ci si può basare sui contenuti di un percorso didattico che ha la malleveria di un importante istituto storico?

Mi scuso della modesta qualità della foto: c’è comunque quanto basta a mostrare che il Principato di Serbia è migrato nella pianura ungherese (ma la Svizzera si dev’essere trasferita addirittura in America), che Praga è più a est di Vienna, che Prussia e Polonia sono enormi, però in proporzione Pantelleria anche di più (se no, dove metterebbe tutti quegli immigrati?)... eccetera eccetera.

Ma bisogna ammettere che l’anonimo estensore non deve avere studiato, a scuola, nemmeno molta storia, se – proprio in Italia! – il Lombardo-Veneto risulta essersi bellamente annesso gran parte del Tirolo, e poi Slovenia, Croazia e Dalmazia; se il Regno di Sardegna già nel 1848 aveva fatto fuori il Ducato di Parma; se lo Stato della Chiesa ha fagocitato quelli di Modena e (probabilmente) di Massa arrivando (forse) dalle parti della Spezia, in modo da circondare l’infido Granducato di Toscana. Ma la trovata più geniale (sempre a parte il furto con destrezza ai danni della Svizzera, che tanto stava diventando neutrale) è l’enorme Regno dei Paesi Bassi con capitale Francoforte. Grandioso. Assolutamente.

Qualcuno dell’Istituto per la Storia del Risorgimento è passato davanti a quella «carta»? E, se ci è passato, ha pensato a qualcosa... (tipo le nuove cattedre di storia-geografia)? E se ci passa qualche tedesco o qualche olandese? E quando ci passeranno le torme di scolari/studenti, con i rispettivi insegnanti di storia-geografia?

Comunque, se Atene piange, Sparta non ride: anche l’italiano sparso tra didascalie e pannelli è molto, ma molto approssimativo. Per tacere delle lingue straniere: su un oggetto è scritto (dall’autore, in francese) che fu realizzato in occasione del 25° anniversario di un certo combattimento della guerra franco-prussiana, vinto da Ricciotti Garibaldi; nella didascalia (in italiano e in inglese), che fu realizzato nel 25° anniversario del matrimonio di Ricciotti Garibaldi: ??

Ma forse non ci si dovrebbe lamentare troppo. In fondo, il visitatore passa una mezz’ora di buona comunicazione/intrattenimento, a due passi dal belvedere del Gianicolo, e pazienza se non è proprio tutto perfetto. L’insieme, poi, non è costato granché: appena una milionata (di euro) – nemmeno vent’anni di stipendio (lordo) di un ricercatore di storia (o di geografia?). Costa meno fare musei comunicativi: non c’è dubbio.

 

 

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1 commenti...

Re: <font size=3">STORIA (E GEOGRAFIA): BUONA FORTUNA! </font>

Condivido in pieno: e abitando a Genova, potete immaginare cosa si riesce a leggere sulle didascalie nei vari musei... forse un gioco da poter fare come Luogoespazio, potrebbe essere fare una caccia al tesoro permanente sugli strafalcioni geografici e storico-geografici.
La mappa in questione è talmente piena di errori, che quasi quasi bisognerebbe portarci le Quinte in visita in modo che vedano cosa NON-fare; e gli studenti universitari...
Una specie di "Gioco di Kim" alla rovescia.

Da M.Castelnovi a   15/05/2011 18.24

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