sabato 19 agosto 2017     |


Geografia e attualità

Inviato da: M T
15/10/2009 14.37

Gender queer

IL CORPO GIUSTO

di RB

“Lei è più bella che intelligente”. Con questa frase si riaccende la polemica, sempre viva da qualche mese, del rapporto tra il premier italiano e le donne. Ma se l’attenzione della stampa si è concentrata sui risvolti politici di un rapporto quantomeno ambiguo, forse merita soffermarsi ancora un momento sui suoi risvolti culturali. Tutta l’imbarazzante polemica, dal ‘caso Noemi’ in poi, ha certamente avuto il merito di portare all’attenzione dell’opinione pubblica la ‘velinizzazione’ della società italiana e molte critiche e denunce da tempo sollevate hanno cominciato ad avere un certo peso nel portare alla luce una grave situazione troppo a lungo lasciata in ombra o considerata nell’opinione popolare materia per nostalgiche del femminismo. Molti siti hanno avuto un aumento delle visite e molti documentari sono stati visionati (www.ilcorpodelledonne.net), molti blog hanno sviluppato riflessioni quale reazione alla logica del silenzio e del dato per scontato.

 

Ma non è ancora abbastanza.

 

Tale situazione è uno specchio. E’ lo specchio di una visione del mondo che pare una caratteristica dell’italianità, in cui le questioni di genere sono considerate secondarie e confinate in appositi spazi, fisici e mentali. Genere, in Italia, è ancora sinonimo di donne, sia negli studi accademici sia presso l’opinione pubblica. Parlare del ‘premier e le donne’ significa ancora una volta dare per scontato che la ‘categoria donna’ esista di per sé e, cosa ancor più grave, significa dare per scontato che la ‘normalità’ sia rappresentata dagli uomini. Tale visione del mondo si concretizza anche attraverso un atteggiamento di accettazione di una serie di condizioni che sono state naturalizzate e quindi date per scontate. Si dà troppo per scontato, ad esempio, che la rappresentanza politica e quindi la gestione del potere sia maschile (non si pensi solo alla presenza in parlamento delle donne ma anche alla formazione dei comitati direttivi delle associazioni geografiche o all’accesso delle accademiche ai ruoli di potere nell’università italiana o alla scarsità delle donne chiamate a partecipare ai convegni o nei dibattiti in qualità di esperte), che una linguaggio situato a livello di genere, ovvero un linguaggio che parte da una posizione ben precisa, passi da linguaggio neutro. Troppo spesso il linguaggio non viene percepito come portatore di significati altri (politici, culturali, sociali). Usare il termine ‘uomo’ per definire l’umanità nel suo insieme, è considerato talmente ‘naturale’ da far dimenticare il rapporto tra genere, potere e produzione della conoscenza che lo sottende. Nel linguaggio comune l’uomo è ancora considerato il 100% dell’umanità e la situazione non migliora nel contesto scientifico, dove ben poche discipline hanno cominciato ad adottare un linguaggio politicamente corretto, sostituendo ‘uomo’ con ‘individuo’, ‘persona’, ‘soggetto’ .

 A fronte dell’avanzamento delle scienze sociali in questo campo, all’estero ma anche, seppur in maniera minore, nel contesto nazionale, non si è verificato un impatto rilevante di tali riflessioni nell’opinione pubblica. Com’è possibile non accorgersi che riportare negli articoli della stampa riguardanti il dibattito sulla riforma dell’università, dei riferimenti all’occhiale della Gelmini o al suo stile nell’abbigliamento sia una forma di discriminazione con profonde radici culturali? Se è vero che l’atteggiamento del premier ha legittimato rapporti patriarcali di subordinazione e di gestione delle relazioni di genere, è pur vero che le deboli reazioni della maggior parte dell’opinione pubblica dimostrano che non siamo in presenza di una causa ma di un effetto. Siamo in presenza dell’adozione di una forma mentis regolata sul discorso dominante e della mancanza di strumenti alternativi per interpretare la realtà. Il divario esistente tra il discorso scientifico e il discorso popolare è, così, ben evidente nelle pubblicità e nei media in generale, che promuovono un’immagine del corpo femminile ancora ricca di stereotipi e radicata su di una ‘tipizzazione’ e divisione dei ruoli all’interno dello spazio sia privato che pubblico.

 

Nello stesso giorno in cui la stampa commenta l’offesa a Rosy Bindi, ci si chiede se la società italiana sia omofobica dopo l’ennesima aggressione a coppie gay, ma ancora non ci si pone la domanda di quanto uno spazio pubblico che passa per neutro sia in realtà fortemente connotato a livello di genere. E’ l’eteronormatività, ovvero la naturalizzazione dell’eterosessualità quale ‘normale’ espressione delle relazioni sessuali, che trae la sua forza dal radicamento dei tradizionali rapporti di genere, a generare spazi, soprattutto pubblici, in cui l’unica presenza che sembri ‘giusta’ e legittimata è quella del corpo maschile, eterosessuale, bianco e occidentale. Ed è questo il paradosso, perché lo spazio pubblico è per definizione di tutti. Ma forse, ancora più paradossale, è che ancora oggi si sia sentita l’esigenza di scrivere 2000 battute su questo tema…   

LINK UTILI

http://esseredonneinitalia.womanblog.com/index.htm

http://comunicazionedigenere.wordpress.com/

http://femminileplurale.wordpress.com/

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-1/donne-al-te4mpo-del-cavaliere/donne-al-te4mpo-del-cavaliere.html?ref=search 

 

 

 

ALTRI SITI UTILI

http://www.queertheory.com/

http://chiennesdegarde.com/

http://www.habiter-autrement.org/22_sex/genre_ca.htm

http://www.gendersite.org/

http://www.efigies.org/

http://www.topicsandroses.com/?lang=en

http://www.nextgenderation.net/

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3 commenti...

Re: Il corpo giusto

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Da Utente a   15/10/2009 16.46

Re: <font size="3">IL CORPO GIUSTO</font>

Condivido completamente. Il linguaggio, anche quello comune e popolare, ci dice molto del ruolo "a parte" attribuito alla donna. Si pensi a quando, nel mondo del lavoro, si vuole esprimere ammirazione per la capacità lavorativa di una donna, si dice che "ha le palle" - di conseguenza, per accettarla come proprio pari, occorre mascolinizzarla: "e' una donna, ma si comporta come un uomo".

Se pensiamo che almeno nel nostro Paese, non siamo ancora riusciti ancora ad accettare la donna, in una situazione di parità con l'uomo e la casistica in proposito è ricchissima, come si può pensare che vanga accettata l'omosessualità? Ho letto oggi che il Messico ha accettato i matrimoni gay- Beh noi, temo, non ci arriveremo tanto presto.

Da Daniele Bordoni a   25/01/2010 11.59

Re: <font size="3">IL CORPO GIUSTO</font>

Il tuo articolo affronta tanti temi ed offre molti spunti di riflessione. E' il tema del linguaggio che mi colpisce di più. La lingua, in effetti, non è assoltuamente neutra. Veicola dei valori, delle ideologie, degli stereotipi. E' lo specchio della società che la parla! "Cioè che non è nominato non esiste" diceva la linguista francese Nicole Cholewka. Ci sono delle culture in cui la parola "omosessuale" non esiste e, di conseguenza, la popolazione non sa nemmeno che esiste l'omosessualità. Lo stesso ragionamento vale per le donne. Molte funzioni politiche in italiano, non hanno un termine femminile. Non ci dobbiamo poi stupire che le donne siano poche rappresentate in politica. Non c'è neanche un termine per definire la loro professione. Ministra, assessora, avvocatessa suonano ancora come parole brutte alle orecchie di molti e molte, anche se l'orecchio è anche lui influenzato dai pregiudizi. Non ci sono suffissi brutti, morofologicamente la lingua è disposta a piegarsi alle esigenze della società. Le reticenze vengono dalle nostre chiusure mentali. Altra copdsa da evitare sarebbe di parlare di Berlusconi e delLA Gelmini (con l'articolo). Usare l'articolo solo davanti ai cognomi di donne è anche questo un segno di discriminazione, di cui ormai non siamo più consapevoli.

Concordo anche sul fatto di usare dei termini più generici come "persona", "essere umano" piuttosto che parlare di "uomini" considerando che le donne sono incluse dentro, cosi' come quando si parla d'amore, di rapporto di coppia, si dovrebbe evitare di dare per scontato che si tratti di un uomo e una donna, bensi' di due persone, qualunque sia l'identità e l'orientamento sessuale della persona.

Da Ugo a   09/01/2010 9.39

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